Manifestazione d’intenti

Fin dalle sue origini, Facebook ha avuto un rapporto piuttosto burrascoso con l’arte: un tempo, le policy del social prevedevano il divieto di pubblicare dipinti, sculture, fotografie e in generale opere in cui comparissero figure nude. La misura nel frattempo si è ammorbidita, e adesso gli “standard della comunità”, dal 20 novembre 2020, consentono la pubblicazione di immagini di nudo artistico: “è permessa”, si legge negli standard, “la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude”.

Tuttavia, l’algoritmo di Facebook ha ancora problemi nel distinguere immagini di opere d’arte da immagini di nudi reali, e sono tuttora molto numerosi i casi di pagine istituzionali (musei, società organizzatrici di mostre, storici dell’arte e curatori, riviste) che vedono censurarsi contenuti artistici scambiati da Facebook per nudi reali. Una situazione che si è aggravata a seguito della pandemia di Covid-19: se infatti i ricorsi, nel pre-pandemia, erano nell’ordine dei milioni per trimestre (3,1 nel periodo gennaio-marzo 2019; 3,8 aprile-giugno 2019; 3,4 luglio-settembre 2019; 2,8 ottobre-dicembre 2019; 2,3 gennaio-marzo 2020), a causa delle politiche del personale di Facebook, i ricorsi, da aprile 2020, sono drasticamente diminuiti (12.600 aprile-giugno 2020; 14.800 luglio-settembre 2020; 306.000 ottobre-dicembre 2020; 390.000 gennaio-marzo 2021; 536.000 aprile-giugno 2021). Il risultato è che, se prima le richieste di riesame si esaurivano nello spazio di pochi giorni, adesso in molti casi non vengono concesse, e in tanti altri hanno tempistiche estremamente lunghe.

Questa situazione impedisce ai soggetti attivi nella promozione, nella valorizzazione del patrimonio culturale e nell’informazione culturale di poter lavorare con serenità e di diffondere tutti i contenuti che vorrebbero diffondere. Inoltre, episodi di censura hanno provocato molti danni, anche di carattere economico, a soggetti cui sono state inflitte forti penalizzazioni o addirittura cui è stata oscurata o cancellata la pagina, malgrado la pubblicazione di nudi artistici sia prevista dagli standard della comunità.

Con l’iniziativa Stop Banning Art non vogliamo cambiare le regole di Facebook, né suggerire al social cosa fare, o ancor peggio porre barriere tra la cultura e Facebook: vogliamo aprire un dialogo con la piattaforma affinché chi lavora nella cultura possa essere in grado di farlo senza ansia e nella massima tranquillità.

Chiediamo dunque a Facebook di predisporre elenchi di soggetti istituzionali riconosciuti, ai quali disapplicare la censura preventiva tramite algoritmo.

Nell’attesa che si arrivi a questo strumento, chiediamo che Facebook dia agli agenti che rispondono all’assistenza via chat e via telefono il potere d’intervenire tempestivamente e in prima persona per risolvere problemi di questo tipo, senza demandare il compito (come avviene adesso) al “team interno” che è oberato di richieste, ha tempi di risposta molto lunghi e soprattutto ha compiti più difficili (come controllare i messaggi d’odio, gli adescamenti e così via) rispetto al controllo sulle immagini di nudo per capire se si tratta di dipinti o persone reali. Non vogliamo però essere al di sopra delle regole: eventuali comportamenti scorretti saranno opportunamente segnalati dagli utenti, e controllati da operatori umani. Le community della cultura sono sensibili all’argomento e hanno dato prova di essere contrarie ai messaggi d’odio o ai contenuti violenti, e di essere dunque pronte a segnalarli rapidamente.

Abbiamo necessità di strumenti che ci permettano di lavorare: poiché gran parte del pubblico della cultura usa Facebook come mezzo per informarsi o per apprendere, vogliamo usare Facebook nel pieno rispetto delle regole, senza però avere l’assillo di un algoritmo che, senza alcun controllo da parte di esseri umani, infligge penalizzazioni a pagine culturali senza che nessuno possa far niente per porre rimedio agli errori in cui spesso incorre.